IL LIBRO DEL MESE

Necropoli di Boris Pahor

Ci sono libri che non si leggono soltanto: si attraversano. Necropoli di Boris Pahor è uno di questi. Un’opera potente, necessaria, che trasforma il dolore della memoria in letteratura universale e ci ricorda quanto sia fragile la civiltà e quanto preziosa la libertà.

L’occasione narrativa è apparentemente semplice: un uomo ritorna, una domenica pomeriggio, al campo di concentramento di Natzweiler-Struhof, sui Vosgi, oggi trasformato in museo e meta di turisti. Ma quell’uomo non è un visitatore qualsiasi — è un ex deportato, ed è Boris Pahor stesso. Di fronte alle baracche e al filo spinato, il flusso della memoria si apre come una ferita mai del tutto rimarginata: ritornano la fame, il freddo, le umiliazioni, le percosse, e soprattutto il volto di coloro che non ce l’hanno fatta.

Eppure Necropoli non è soltanto un libro sul dolore. È anche una testimonianza straordinaria di solidarietà umana, di resistenza interiore, di quel desiderio di vivere che nemmeno nelle circostanze più disumane si spegne del tutto.

Chi era Boris Pahor

Nato a Trieste nel 1913, laureatosi a Padova e insegnante di lettere italiane e slovene nella sua città, Pahor ha vissuto sulla propria pelle le tragedie del Novecento europeo. Collaboratore della resistenza antifascista slovena, fu deportato nei campi di concentramento nazisti, un’esperienza che ha segnato profondamente tutta la sua produzione letteraria.

Scrittore in lingua slovena, Pahor è una delle voci più importanti della letteratura di confine, quella che nasce nell’incontro — e spesso nello scontro — tra culture, lingue e identità diverse. Una letteratura che appartiene in modo speciale al Friuli Venezia Giulia, terra plurale e complessa, dove la storia europea ha lasciato tracce indelebili.

Necropoli, pubblicato in italiano nel 2008, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio internazionale Viareggio Versilia, il Premio Napoli, il Premio Resistenza e il Premio Latisana per il Nord-Est, ed è stato nominato “Libro dell’anno” dalla trasmissione radiofonica Fahrenheit di Rai Radio 3.

Leggere Pahor oggi significa onorare una memoria che non appartiene solo al passato, ma ci interpella nel presente, ricordandoci il valore di quei principi — libertà, territorio, solidarietà — che guidano anche il cammino della nostra associazione.

 

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